
Qualcuno vide,
avvisato dall’angoscia
che riempiva quella notte,
una donna tremante
come le sue lacrime
che lasciava sui basoli
tra Porta Capuana e Forcella,
come un fantasma scuro
tornato alla ricerca di un nuovo niente.
La donna, spaventata da se stessa,
urlava con gli occhi;
sparlava muta al cielo
e bestemmiava, e malediva
ogni forma del suo corpo
e della sua vita,
senza chiedere aiuto.
L'uomo disse che la donna era madre,
quattro volte madre di figli che non aveva,
ed essa stessa
era figlia di nessuno.
Indossava uno abito nero con tre toppe,
lungo, di lana consumata dal freddo.
Portava lutto eterno,
portava a spasso il suo dolore
lungo l’unica strada della sua esistenza.
Sazia di calore, ubriaca di vento
traballava sui piedi scalzi
mentre i raggi del sole le cucivano il ventre
e l'umido della notte si riasciugava.
Core mio…
core mio,
chiamava e piangeva, piegata sulle ossa e
sulle scale dell’Annunziata.
Cuore mio,
era il nome del suo ultimo figlio,
non più legato all'ombelico
ma a un pezzo di stoffa strappata
e divisa a metà:
un pezzo tra le sue mani
l’altro
al di là della ruota.









Ai figli della Madonna
e a uno in particolare
Vincenzo Gemito

Disegno realizzato da una bimba di una scuola elementare del centro di Napoli
dopo aver visitato la
Real Casa dell’Annunziata di Napoli
La basilica attuale fa parte di un vasto complesso monumentale costituito in origine, oltre che dalla chiesa, da un ospedale, un convento, un ospizio per i trovatelli ed un "conservatorio" per le esposte (le ragazze povere e/o prive di famiglia, che venivano internate per conservarne la virtù, ma anche fornite di una piccola dote per essere maritate).
L'istituzione, dedicata alla cura dell'infanzia abbandonata, era patrocinata dalla Congregazione della Santissima Annunziata, fondata nel 1318. Nel 1343 la regina Sancia di Maiorca, moglie di Roberto d'Angiò, provvide a dotare la congregazione, che crebbe, da allora, all'ombra dei re di Napoli, assumendo la veste giuridica di Real Casa dell’Annunziata di Napoli.[1]
La congregazione, sostenuta dalle famiglie nobili di Napoli, fu ricca ed ebbe vita assai lunga, giungendo fino a metà del Novecento.[2]
Nei secoli gli edifici che costituivano il complesso furono variamente rimaneggiati: l'edificio che ancora oggi ospita l'ospedale ginecologico e pediatrico fu restaurato ancora a metà del XVIII dai Borboni, come recitano le iscrizioni del cortile interno.



